Se il condomino vuole distaccarsi dall’impianto centralizzato?

L’articolo 1118 del codice civile prevede la possibilità del distacco dall’impianto centralizzato di riscaldamento o condizionamento. La disposizione consente il distacco se non comporta squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In ogni caso, il condomino che si distacca dall’impianto deve contribuire al pagamento delle spese di manutenzione straordinaria dell’impianto, nonché delle spese di conservazione e di messa a norma. In relazione alla ripartizione delle spese per il servizio di riscaldamento, la Corte di cassazione ha affermato che i condomini che hanno distaccato i propri appartamenti dall’impianto centralizzato di riscaldamento condominiale devono pagare le spese di conservazione dell’impianto ma non sono tenuti alle spese necessarie per il su funzionamento, ad esempio per l’acquisto del gasolio (Cass. 11152/1997). L’articolo 1118, comma 2, del codice civile, stabilisce che il condomino non può, rinunciando al diritto sulle parti comuni, sottrarsi al contributo nelle spese per la loro conservazione. La rinuncia alla proprietà delle cose comuni deve essere tenuta distinta dalla rinuncia all’uso delle cose comuni. La prima è inammissibile (ad esempio, non si può rinunciare alla proprietà di un impianto idraulico collettivo perché si attinge l’acqua da un pozzo di proprietà esclusiva, o alla proprietà del cortile comune perché non si è soliti attraversarlo), mentre la rinuncia all’uso delle cose comuni è consentita soltanto se:
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a) il regolamento contrattuale non la vieta; b) non danneggia gli altri condomini. Anche se rinuncia all’uso delle cose comuni, il condomino non può sottrarsi alle spese per la loro conservazione.